L’ultima fatica di Ridley Scott è una sua creatura in tutto e per tutto. Un pianeta remoto e inospitale, androidi più umani degli umani, ideologia e fede che si scontrano con l’assolutismo dei dogmi: tutti questi fattori si mescolano in un’epopea fantascientifica che riprende molti capisaldi del genere. Forse perfino troppi: guardando le 10 puntate di Raised By Wolves, è facile avere la sensazione di aver già visto tutto, di sapere come andrà a finire la storia. E invece, sotto la patina di cliché da fantascienza impegnata, c’è una vena sotterranea di mistero e originalità.

In un futuro apocalittico in cui la guerra tra fondamentalisti mitraici e atei ha distrutto la Terra, ciò che resta della specie umana cerca rifugio sul lontano pianeta Kepler 22-B. Qui, il piccolo Campion (Winta McGrath), ultimo sopravvissuto di un gruppo di bambini “coltivati” in laboratorio, viene allevato secondo i valori atei da Madre e Padre, una coppia di androidi interpretati da Amanda Collin e Abubakar Salim. A minacciare la pace della piccola colonia e, al tempo stesso, a portare la speranza di una nuova vita è l’arrivo di un’astronave piena di sopravvissuti mitraici guidati dal capitano Marcus, che ha il volto di Travis Fimmel (Vikings). Il pomo della discordia  sono ancora dei bambini, i piccoli mitraici rapiti da Madre. Tra questi si trovano anche Paul (Felix Jamieson), figlio di Marcus e forse, come Campion, oggetto di un’oscura profezia; e Tempest (Jordan Loughran di Emerald City), la cui fede mitraica viene distrutta dagli abusi subiti.

C’è un’aria di Vecchio Testamento che pervade il racconto di Raised By Wolves ed è tanto il suo punto debole quanto la sua forza. L’ispirazione biblica può confermare l’impressione di trovarsi di fronte qualcosa di già visto, di rimasticato, con una filosofia moralista e semplicistica, e un immaginario basato su traversate del deserto e cacciata dall’Eden, con tanto di serpente. Oppure, se si legge tra le righe e si prova a trovare una risposta ai misteri seminati tra la natura ostile di Kepler 22-B e il passato dei protagonisti, ci si può godere la mitopoiesi di Raised By Wolves e seguire il viaggio di Madre, una sorta di Eva postapocalittica, la cui doppia natura (o programmazione) di arma di distruzione di massa e genitrice della nuova umanità è interpretata magnificamente da Amanda Collin. Raised By Wolves potrebbe essere un nuovo classico della fantascienza, a patto che trovi il modo di mantenere le promesse ambiziose del prologo e di raccontare in maniera originale il grande tema della narrativa fantastica moderna: l’umanità dell’intelligenza artificiale.

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